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il borgo vive

il borgo vive

Il Mosaico

mosaico Il bellissimo mosaico pavimentale è ciò che resta delle antiche terme romane. Evoca compiaciute nudità tra vapori di benessere. Vollero che il piacere del corpo fosse al culmine. E vollero che la maestria di un artista sciogliesse la mente nel sogno di un mondo liquido. Il regno di Nettuno, con tritoni, ippocampi ed altre creature marine. Ambienti simili oggi non si creano più. Eppure l'uomo vuole godere. Ma senza sognare è difficile. Solo gli dei godono senza sognare. Gli antichi lo sapevano.

Le campane

campanileI bambini di oggi non conoscono le lucciole. Non si sono mai svegliati con le campane. Senza le lucciole e senza le campane si cresce lo stesso. Ma con meno gioia. Qui d'estate tornano le lucciole. E il ritmo della giornata lo danno ancora le campane.

La gente

la genteE' gente particolare. Orgogliosa sempre. Geniale spesso. Stravagante a volte. Nel piccolo borgo ci sono, tra tanti altri, Omero, Temide, Milziade, Elide, Corisma, Desiderio, Elettra, Prisca, Rotilio, Aristeo, Piramo, Artea, Cirano, Irene, Eurialo, Alighiero, Aida, Plinio, Aede, Alcide, Ermete, Leda, Orintia, Eliodoro, Pindaro, Meonia, Venerio, Demetrio, Ulisse, Giulio Cesare, Cleofe, Orazio, Aristide, Tamiride, Placidia, Pilide, Osiride. C'erano, purtroppo, Socrate, Aristotele, Pitagora, Pilade. Una ricchezza così concentrata di bellissimi nomi classici non si trova da nessun'altra parte. Forse basta per capire che qui c'è qualcosa da capire.

L'artista

l'artista Gigi, il pittore della valle, abita qui. La sua notorietà ha superato da tempo i confini locali ma, come sempre, chi vive a Bevagna vuole restarci. E lui ha fatto di questi luoghi il teatro della sua sfibrante ricerca sul segreto della luce.

Cecco

CeccoUna strabiliante macchina trecentesca a energia idraulica rivive grazie a chi ha fecondato la propria genialità con l'amore per le proprie radici. Un uomo dolce governa ogni giorno il piccolo miracolo di una vera cartiera medievale. Dalle sue mani esce il frutto di un rito antico.

La piazza

la piazzaLa splendida piazza del borgo dà un senso di appagamento estetico e spirituale. Qualcuno ha detto che verrebbe voglia di attrezzarci un giaciglio. Per rivederla subito aprendo gli occhi il mattino dopo. La gente di qui è pazza per la piazza. Nelle eccitanti sere d'estate essa ostenta la sua bellezza ed esalta la festa. Ma d'inverno, al tramonto, se siete fortunati qualche volta la trovate vuota. Vuota. Per un attimo di magia che non racconterete a nessuno. Rischiereste di non trovarla mai più vuota.

Il segreto di Folo

FoloDice di chiamarsi Folo Trabalza, ma per nascondersi ha commesso l'errore di utilizzare un altro nome 'hobbit'. Così molti sospettano. In realtà è proprio lui, Bilbo Baggins. Ecco dov'era finito, ma non lo raccontate in giro perché sta bene dov'è. Nel suo minuscolo negozio di sarto, dove tutto è com'era mezzo secolo fa, continua a ricevere importanti clienti 'cittadini' che vengono fino a Bevagna per vestirsi da lui. Diplomatici, clinici, professionisti di fama. Sessant'anni di lavoro senza un giorno di ferie. La sua arte è la sua vita. E uno non decide di andare in ferie dalla vita. Tra una battuta in dialetto e uno sguardo d'amore alla sua piazza, prende le misure ai clienti. Più con l'occhio che col metro. Poi quelli ripartono. Anche per l'America. E in America, puntuale, li raggiunge l'abito di Bilbo.

Il Professore

Il ProfessoreTutti conoscono qualcosa, uno conosce tutto. Non per niente è 'il Professore'. Per chi viene a Bevagna, incontrare Silvano Piatti è come coricarsi con la formosa padrona di casa, non incontrarlo è come dormire sul divano: la mattina dopo i ricordi e l'umore sono molto diversi. Si offre ai turisti con la leggerezza del gentlemen e li sazia con la varietà dello chef. Spiega le pietre e racconta la vita perché senza i colori della vita anche le pietre della storia sono spesso grigie come i gatti di notte. Poi si defila discreto, declinando con un sorriso le pur inevitabili offerte di denaro. Gli sembrerebbe di vendere il suo paese. Che è anche la sua passione. Le passioni non si vendono. Ma regalarle è un piacere.

La risata gassosa

La risata gassosaRisuona nel negozietto di antiquario di Peppe Strappini, con vetrina sul corso, a due passi dalla piazza. Si edivde proprio come il gas, saturando di sonorità rauca e pastosa un ambiente dove le antichità accatastate un po' alla rinfusa sulle vecchie assi di legno lasciano giusto lo spazio per i conversatori abituali. Ognuno dei quali ha la sua sedia con tanto di nome sullo schienale. Gli argomenti preferiti sono i ricordi del passato, meglio se piccanti, gli archivi umani sono inesauribili e si va indietro con disinvoltura anche di due o tre generazioni. Ciascuno aggiunge il suo mattone di nostalgia, sicché le avventure, le stravaganze e le corna diventano enormi come il seno della tabaccaia di Fellini. Peppe, instancabile mercante-raccontatore, marca la fine della pagina con la sua risata. E siccome la risata è gassosa e la gestualità esagerata, si impone quasi sempre l'apertura della porta perché l'esplosione trovi sfogo fuori, in strada. Alla fine le mascelle dolgono e i muscoli addominali chiedono pietà. Ma un professionista serio sa stringere i denti, perciò, girata la pagina, sotto con un'altra storia.