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bevagna

Bevagna

E' l'antica Mevania posta sulla consolare via Flaminia. Fu città Umbra (VII-III sec. a.C.), poi etrusca e quindi fiorente Municipio romano (dal 90 a.C.) retto dalla tribù Aemilia. La città attuale che in gran parte, specie nel settore occidentale, ha mantenuto il suo aspetto medievale, conserva abbastanza bene nelle sue strade il reticolo romano. L'abitato, cinto di mura, ricco di monumenti e testimonianze storiche, la splendida piazza, la genuinità dei cibi e dei famosi vini, la bellezza dell'ambiente ed una apprezzata produzione artigianale, offrono al visitatore particolari da scoprire e un ambiente intatto e rilassante. Cuore della città e fulcro del suo sviluppo in età medievale, è la piazza Filippo Silvestri, il cui assetto risale ai secoli XII e XIII e costituisce uno degli organismi architettonici più suggestivi ed insigni tra le città medievali d'Italia. Tre chiese circondano il Palazzo dei Consoli, un severo edificio squadrato con logge al pianterreno, che fu sede dell'omonima magistratura cittadina, di cui si hanno notizie fin dal 1187. Dal 1886 l'interno ospita il Teatro Francesco Torti decorato da Domenico Bruschi e Mariano Piervittori. S. Silvestro e S. Michele Arcangelo si inseriscono in quest'area fin dal XII secolo; la prima chiesa è datata 1195 e realizzata da Binello, autore con Rodolfo anche della facciata di S.Michele, di poco più tarda. La facciata incompiuta, in travertino e pietra del Subasio, è coronata da una cornice con protomi zoomorfi e reca al centro un bel portale, riccamente ornato di fregi.

cartina bevagna

L'interno, di suggestiva semplicità, è diviso in tre navate da robuste colonne con capitelli corinzi; la navata centrale è coperta da volta a botte, mentre le laterali da volte rampanti. Sopra la cripta, a cui si accede dalla navata sinistra, si erge il presbiterio sorretto da due colonne. Più ricca è la facciata di S. Michele (fine sec. XII-inizio XIII), che si offre come un esempio di romanico maturo. Anche l'interno della chiesa appare nei suoi caratteri romanici, dovuti però all'opera di ripristino del 1951-57. La fontana - elemento consueto nelle piazze comunali - è un rifacimento ottocentesco; tra la piazza e il corso, l'ultimo inserimento importante in epoca medievale è la chiesa dei SS. Domenico e Giacomo, di cui si conservano parti della costruzione trecentesca (nel coro frammenti di un ciclo di affreschi), poi trasformata da un intervento del Settecento. Nella parte più alta della città, sul luogo dove sicuramente era un tempio romano, sorge alla fine del XIII secolo, sui resti dell'antica chiesa dedicata a San Giovanni Battista, la chiesa di S. Francesco. La facciata a capanna è adorna di elegante portale polistilo a tutto sesto, con capitelli foliati in marmo; l'interno, rifatto alla metà del settecento, conserva alcune pregevoli opere. Subito a ridosso si costeggia l'isolato semicircolare che nasce in sovrapposizione alla struttura del Teatro Romano (databile al sec. I-II d.C.); sono visibili i cospicui e significativi resti di due ambulacri che fungevano da sostegno alla cavea. Nella sottostante piazza Garibaldi, corrispondente al cardo maggiore della antica Mevania, sono visibili i resti di un Tempio (sec. II d.C.) e a poca distanza quelli dell'Edificio delle Terme con un mosaico a tessere bianche e nere (sec. II d.C.) di pregevole e raffinata fattura. Degne di nota sono l'ex chiesa di S. Vincenzo (sec. XIII), la settecentesca chiesa di S. Filippo, il trecentesco complesso di Sant'Agostino, la settecentesca chiesa della Consolazione e la duecentesca S. Margherita. Della storia di Bevagna alcune testimonianze sono raccolte nel Palazzo Municipale, edificio ristrutturato nel Settecento; il Museo Archeologico e la Pinacoteca offrono una piccola collezione di reperti romani e alcune opere degli artisti locali più conosciuti.

Il "Mercato delle Gaite"

Alla fine di giugno Bevagna realizza il suo sogno di Medioevo acconciando i quattro rioni, i vicoli, la magnifica piazza e le case con botteghe e strutture che ripropongono quasi tutti i mestieri esercitati nel Trecento, studiando e riscoprendo le antiche tecniche di lavorazione. Con la ricostruzione e la rappresentazione storica di due giornate di mercato cittadino e di importanti momenti di vita medievale, si conclude una settimana di suggestioni che appagano la mente, il palato e lo spirito.

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immagini tratte dal volume “Il Mercato delle Gaite” di Bruno Caldarelli e Livio Bourbon, Ed. La Rocca

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